Luigi
FiloGrano /
Contemporary Artist
ARTIST STATEMENT
La mia ricerca artistica esplora l'equilibrio come condizione strutturale, fisica ed esistenziale, mai inteso come uno stato stabile, ma come una condizione fragile e dinamica, costantemente esposta alla trasformazione.
Da oltre trent'anni la mia ricerca si è sviluppata attraverso differenti linguaggi e materiali, muovendosi inizialmente dalla pittura e dal disegno verso forme progressivamente più materiche e spaziali. Dopo oltre due decenni dedicati principalmente al disegno su legno, negli ultimi anni la mia pratica si è progressivamente orientata verso opere tridimensionali e installative, oggi al centro della mia ricerca.
Lavoro con materiali naturali — in particolare tronchi e rami di eucalipto recuperati in natura, ardesia e minerali — posti in dialogo con acciaio, ferro e ottone. Questi elementi vengono messi in relazione attraverso rapporti di peso, tensione, gravità e resistenza, dando vita a strutture nelle quali la stabilità non è mai definitiva. L'opera costruisce fisicamente una condizione di equilibrio che rimane aperta, precaria e potenzialmente reversibile.
La mia formazione in ingegneria e architettura, insieme alle esperienze maturate nell'ambito della fisica, ha influenzato profondamente questo approccio. Più che rappresentare l'equilibrio, cerco di costruirlo fisicamente, facendo della forma, della materia, della gravità e dello spazio componenti attive dell'opera. Ogni elemento assume così una funzione al tempo stesso strutturale e simbolica.
La crisi ambientale è diventata progressivamente una dimensione importante di questa ricerca. Tronchi e rami recuperati dalla natura non sono semplicemente rappresentazioni del paesaggio, ma costituiscono la materia stessa dell'opera. Il loro incontro con materiali industriali come l'acciaio e il ferro evoca il rapporto sempre più problematico tra intervento umano e sistemi naturali, affrontando temi quali il degrado ambientale, la deforestazione e la perdita di biodiversità.
Accanto alle installazioni sviluppo lavori a parete su tavole di ardesia, nei quali aste metalliche, minerali ed elementi naturali condensano la stessa indagine sull'equilibrio in una dimensione più raccolta. Questi lavori mantengono un rapporto diretto con la mia precedente pratica, estendendola al tempo stesso verso una dimensione più fisica e spaziale.
Sia nelle opere tridimensionali sia nei lavori a parete, mi interessa rendere visibile la possibilità contenuta in ogni equilibrio apparente: il cedimento, la trasformazione e la nascita di una nuova configurazione.
Più che offrire risposte definitive, il mio lavoro invita lo spettatore a fare esperienza e a riflettere sulle condizioni di precarietà che stanno alla base tanto dell'esistenza umana quanto degli equilibri del mondo naturale.
ARTIST STATEMENT
My artistic practice explores equilibrium as a structural, physical and existential condition—never as a stable state, but as a fragile and dynamic condition constantly exposed to transformation.
For more than thirty years, my research has developed through different media, initially moving from painting and drawing towards increasingly material and spatial forms. After more than two decades devoted primarily to drawing on wood, in recent years my practice has progressively shifted towards three-dimensional works and installations, which are now at the centre of my research.
I work with natural materials—particularly reclaimed eucalyptus trunks and branches, slate and minerals—in dialogue with steel, iron and brass. These elements are assembled through relationships of weight, tension, gravity and resistance, creating structures in which stability is never definitive. The work physically constructs a condition of equilibrium that remains open, precarious and potentially reversible.
My background in engineering and architecture, together with my experience in physics, has deeply influenced this approach. Rather than representing equilibrium, I seek to construct it physically, making form, matter, gravity and space active components of the work. Each element therefore performs both a structural and a symbolic function.
The environmental crisis has progressively become an important dimension of this research. Trunks and branches recovered from nature are not simply representations of landscape, but constitute the actual material of the work. Their encounter with industrial materials such as steel and iron evokes the increasingly problematic relationship between human intervention and natural systems, addressing issues such as environmental degradation, deforestation and the loss of biodiversity.
Alongside the installations, I develop wall-based works on slate, where metal rods, minerals and natural elements condense the same investigation into equilibrium on a more intimate scale. These works maintain a direct relationship with my earlier practice while extending it into a more physical and spatial dimension.
Across both sculptural and wall-based works, I am interested in making visible the possibility contained within every apparent equilibrium: collapse, transformation and the emergence of a new configuration.
Rather than offering definitive answers, my work invites the viewer to experience and reflect upon the precarious conditions underlying both human existence and the natural world.